Bounce rate: abbassare la frequenza di rimbalzo su Google Analytics

Il parametro “bounce rate” viene troppo spesso ignorato; invece è un dato davvero importante da monitorare all’interno delle statistiche del proprio sito web, e all’interno di questo articolo te ne spiego esattamente il motivo.

Quando prendo in mano un sito web già avviato, e che quindi genera già un quantitativo di traffico sufficiente, tra le varie operazioni di analisi che vado ad effettuare, non manca mai il controllo della percentuale di rimbalzo.

Devo ammettere che – nel caso dei miei progetti personali – verifico periodicamente sia il numero di visitatori che il bounce rate.

Adesso però voglio farti un sunto di cos’è il bounce rate, qual è la percentuale media, dove monitorare questo dato e per finire – come ciliegina sulla torta – ti parlerò di come io diminuisco la frequenza di rimbalzo.

Cos’è la frequenza di rimbalzo

La frequenza di rimbalzo è la percentuale dei visitatori che lascia una pagina del sito web senza compiere alcuna azione.

In inglese lo conosciamo sotto il nome di bounce rate ed è un dato che ci indica se un utente, in una singola sezione, visita altre pagine oppure esce subito dopo averne visitata soltanto una.

È un valore espresso in percentuale, che va da 0% a 100%.

Al contrario di quanto si possa pensare, il 100% è un valore negativo mentre lo 0% è positivo.

Qual è la frequenza di rimbalzo media

La percentuale del bounce rate dipende principalmente dal tipo di sito web.

Generalmente un ecommerce avrà una percentuale più bassa rispetto ad un blog od un portale.

Questo perché, quando entri all’interno di un ecommerce, è probabile che – prima di acquistare – tu voglia vedere altri prodotti simili, con forme e colori diversi.

L’utente all’interno di un negozio online tende ad aprire un maggior numero di pagine rispetto agli articoli di un blog.

La percentuale di rimbalzo in un ecommerce può scendere tranquillamente sotto il 50%.

Una landing page, ovvero una pagina di atterraggio che utilizziamo per invogliare l’utente ad effettuare un’azione come l’acquisto piuttosto che la compilazione di un modulo, spesso ha una frequenza di rimbalzo molto alta.

Non sarebbe strano che la landing page avesse una frequenza di rimbalzo tra il 90% ed il 100%.

Il motivo?

Per focalizzare l’utente a compiere una singola azione, spesso le landing page non hanno alcun link che porta fuori dalla pagina. Al massimo potresti trovare il link alla Privacy Policy.

Avere un bounce rate alto in una landing page non è un dato allarmante.

Il succo è che la frequenza di rimbalzo dipende principalmente dalla tipologia del sito web.

Il bounce rate di un blog potrebbe variare dal 65% al 90%. In media però reputo che una percentuale soddisfacente si attesti attorno al 75%.

Monitorare la frequenza di rimbalzo su Google Analytics

Per tracciare i comportamenti degli utenti all’interno di un sito web utilizziamo Google Analytics.

Se non lo conoscessi ancora, Google Analytics è uno strumento di marketing fondamentale per verificare principalmente quante visite riceve un sito, quali sono le pagine più visitate e cosa fanno gli utenti una volta atterrati sul sito.

Tra le metriche veloci, che possiamo leggere anche nella pagina principale dei report, abbiamo anche la frequenza di rimbalzo.

In home page o nella panoramica del pubblico (come nell’immagine seguente) tra i vari dati leggiamo la percentuale relativa alla frequenza di rimbalzo.

bounce rate google analytics

C’è un però…

Infatti questo è un dato globale, ovvero si riferisce all’intero sito web.

Dobbiamo prenderlo come un dato indicativo. Infatti è la media del bounce rate di tutte le pagine visitate nell’intero sito web.

Questa media non ci basta, infatti dobbiamo indagare in profondità e verificare ciò che accade all’interno delle singole pagine.

I dati importanti da controllare sono il tempo medio che l’utente passa all’interno della pagina e la relativa frequenza di rimbalzo.

Se ad esempio gli utenti atterrano in un articolo molto lungo, ed impiegano pochi secondi prima di lasciare il sito, questo dato potrebbe allarmarci.

Se l’utente sta pochissimi secondi sul sito potrebbe significare che ha trovato una risposta veloce alla sua domanda oppure che ha riscontrato una serie di problematiche: pagine molto lente, design sfasato, testi illeggibili, …

Per migliorare il bounce rate, dobbiamo ottimizzare prima di tutto l’user experience.

Come migliorare il bounce rate

frequenza di rimbalzo

Se stai leggendo questo articolo è perché in fondo il tuo bounce rate non ti soddisfa e vorresti portare gli utenti a visualizzare più pagine all’interno del tuo sito web.

Condivido con te la mia strategia per abbassare la frequenza di rimbalzo del 10%:

  • Creare un popup di uscita: non sono una grande fan dei popup, però un box che spunta fuori prima che l’utente esca definitivamente dal sito, dà i suoi frutti. Crea un popup che si attivi prima che l’utente prema la X del browser ed inserisci una call to action che porta verso una landing page.
  • Curare la linking interna: creare dei collegamenti interni ed evidenziare il link attraverso la sottolineatura, utilizzando un colore di contrasto e magari anche il font in bold. Il collegamento ipertestuale deve essere ben visibile rispetto al testo riportato nella pagina.
  • Creare un box sotto gli articoli: ogni contenuto deve avere un obiettivo, che sia quello di far iscrivere l’utente alla tua newsletter, far scaricare un contenuto gratuito oppure richiedere una consulenza. Non aspettare che l’utente ritorni nel menu fissato in alto e cerchi un’azione da compiere. Convincilo tu a compiere un’azione attraverso un box ripetuto sotto o all’interno di ogni articolo.
  • Migliorare la velocità del sito: se la prima pagina ci metterà 5 anni ad aprirsi, capirai bene che l’utente non sarà invogliato ad aprire le altre pagine ed abbandonerà il sito in fretta e furia.
  • Call To Action che convincono: creare delle CTA che inducano l’utente a compiere un’azione desiderata.

In questa lista ho condiviso con te alcune delle tecniche che utilizzo per migliorare il bounce rate del 10%.

Attenzione però: non si tratta di regole assolute. Ogni caso va valutato a parte. Per capire se ci sono margini di miglioramento è necessario analizzare l’intero sito web, focalizzarsi sulle singole pagine e saper valutare i dati analitici.

E tu stai già monitorando la frequenza di rimbalzo delle pagine del tuo sito web? Il tuo bounce rate è alto o basso? Desideri scoprire quali sono i problemi che bloccano i visitatori e non ti permettono di abbassare la percentuale? Con ASK Gloria puoi chiedere una consulenza e ricevere un report dettagliato su come migliorare la frequenza di rimbalzo, creare delle call to action e spingere l’utente a compiere un’azione mirata che ti porti dei contatti e delle vendite.